Il mondo in tasca
"The World in my pocket"
è il disclaimer che DJI riporta per cercare di accattivarsi la sua nicchia di videomakers casualoni, che pongono l'attenzione sulla miniatura del video pubblicato rispetto al contenuto.
Ci può stare, io avevo bisogno invece di uno strumento che mi desse l'opportunità di tirarlo fuori dal "marsupio" per riprendere le fasi del viaggio.
Ralph Waldo Emerson scriveva che la vita è un viaggio e non una destinazione
T.S. Eliot sosteneva che l'importante sia il percorso e non l'arrivo
Marcel Proust ricordava che scoprire nuovi mondi non significa cercare terre nuove, ma avere nuovi occhi.
Io dico che: quando si intraprende un percorso quale quello del CAI 723, la necessità di "compartimentare ciò che merita di essere importante" sia il trait d'union di queste massime, con l'aggiunta della quarta massima:
"Viaggiare leggeri per ricordarsi con piacere cosa hai raggiunto ieri."
🗺️ Il Sentiero CAI 723: L'Itinerario
Il sentiero CAI 723 è un itinerario escursionistico ad anello sul versante nord-orientale del Parco dell'Etna. Lungo circa 12,7 km con un dislivello di 998 metri, inizia e termina presso il Rifugio Citelli (1.740 m).
Il tracciato, dal fondo vulcanico instabile, attraversa boschi endemici di betulle, include la Grotta di Serracozzo (formatasi nel 1971) e raggiunge il Belvedere di Serracozzo, offrendo una perfetta panoramica sull'orlo della caldera della Valle del Bove (quando non abbiamo nuvole).
Comprenderemo che:
- Il Sentiero CAI 723 è un intero viaggio, non una destinazione.
- Il Sentiero CAI 723 è un percorso che si snoda su un dislivello di 998 m.
- Il Sentiero CAI 723 è un Mondo già scoperto, da osservare con occhi diversi.
Non è dunque facile trovare un trait d'union.
L'Etna da più di un anno ho deciso di osservarla con gli occhi della BMPCC OG.
Sono occhi esigenti, occhi da Millennial, una generazione di mezzo tra le difficoltà dell'analogico e le comodità del digitale, sbagli una posizione, un'impostazione, non leggi bene l'istogramma o il Sole ti acceca così tanto da non leggere il focus peaking, hai perso tutto.
Molte volte, dopo aver macinato km, è capitato che il fatto di doversi fermare per iniziare il rituale del "Rigging" faccia storcere il naso a chi condivide il viaggio con te, poiché la gente che critica queste operazioni e dice:
"perché perdi tempo, falle col cellulare!
poi è la stessa che dice:
"ma dove erano questi colori?".
📸 La Scelta: DJI Osmo Pocket 4
La DJI Osmo Pocket 4. Ero alla ricerca di uno strumento Gen Z che ti aiuti come fosse una badante digitale multiservizi a non farti pesare i 998 m di dislivello con 30° all'ombra.
Le specifiche parlano da sole:
- Sensore CMOS da 1 pollice (not bad!) con apertura f/2.0.
- Video fino a 4K a 240 fps.
- Gamma dinamica di 14 stop e profilo colore D-Log a 10 bit (che per me è importantissimo).
- Feature "Gen Z" pronte all'uso: ActiveTrack 7.0, filtri tones preimpostati, abbellimento in-camera, Dynamic Framing, priorità dei volti e zoom lossless 2x (tutta roba utile se hai dai 16 ai 26 anni e campi di engagement su IG e TikTok).
- 107 GB di memoria interna e un'autonomia di 240 minuti.
Devo dire che queste due peculiarità sono importantissime perché ti portano ad avere meno pensieri di tipo logistico tra schede sd, cavi, battery pack.
In marcia: l'Etna e i suoi cieli
Partiamo alle 16:45 dal Rifugio Citelli e come sempre ho iniziato a correre, perché per me il viaggio è importante ma, con 4 kg in spalla di attrezzatura, è importante anche la destinazione (specie se ombreggiata).
Come sempre, il primo tratto di strada e quello in cui non penso di riprendere nulla; troppo stress fermarsi ed iniziare ad uscire tutto dallo zaino, cavi batteria, rode videomicro.
Al primo sentore di collasso collettivo il gruppo si ferma per bere; decido dunque di tirar fuori la Osmo, purtroppo non equipaggiata da filtri ND, con la consapevolezza che potrebbe essere un viaggio perduto.
Sinceramente, inizio a diventare pessimista quando, nel mezzo di una ripresa, inizio ad intuire il rischio di ritrovarmi un cielo e le relative highlights totalmente bianco (bruciato), come un vlogger standard under 30 (sarà un fetish) .
Ma in Sicilia, e soprattutto sull'Etna, la luce è sempre particolare. I cieli sono particolari. Sarà l'altitudine, le turbolenze d'alta quota, la stessa conformazione di questo vulcano, questi cieli hanno bisogno di essere ripresi poiché frutto dell'estro artistico del Divino, per Divino intendo una serie di contingenze naturali, caotiche, che portano alla configurazione visiva perfetta.
La Osmo mi stupisce. Questa badante cinese mi porta fino a dentro la grotta di Serracozzo, dove la mia BMPCC OG arranca poiché affamata di luce e con un Lumix 14-140mm ci faccio ben poco a 800 ISO. Certo, anche la Osmo arranca, probabilmente perché ancora la conosco poco mi spara 6400 ISO all' improvviso cambio di luce causa una nuvola che copre e scopre spesso l'unico punto della volta superiore.
Riesce a portare a casa comunque il risultato, e finalmente riesco a documentare decentemente la nostra discesa paradisiaca in quel che nel 1971 era puro inferno.
La Transizione Botanica sul Vulcano
Lasciata la Grotta sotto la pressione del gruppo, riprendiamo il percorso. Il paesaggio continua a cambiare: tra la Grotta di Serracozzo e il Belvedere sulla Valle del Bove avviene una netta transizione botanica.
A 1.850 metri prevale la betulla dell'Etna (Betula aetnensis). Salendo, il bosco cede il passo a specie pioniere a cuscino come lo spino santo (Astragalus siculus), la saponaria sicula (Saponaria sicula), il romice (Rumex aetnensis) e il senecio dell'Etna (Senecio aethnensis).
| Astragalus siculus e Rumex aetnensis |
Il Belvedere sulla Valle del Bove
Oltre i 2.100 metri domina infine l'arido paesaggio minerale del deserto vulcanico. Arriviamo all'affaccio di Valle del Bove. Il contatto visivo è sempre differente, occhi sempre nuovi davanti a un'opera in continuo divenire, e l'occhio della Osmo Pocket riesceo a catturare gli occhi esterrefatti di chi non era mai salito sull'Etna e non si sarebbe mai aspettato questo tipo di contingenze naturali, caotiche, che portano alla configurazione visiva perfetta.
| "Non ho parole" |
Riprendiamo fiato, che per me significa buttarmi con maglietta e pantaloncini sulla nuda sabbia vulcanica in cerca di uno sguardo nuovo, di documentare il già visto da scoprire.
La BMPCC OG viene tirata fuori ed inizia a fare il suo lavoro. È una visione grezza la sua, non abbellita in-camera e Gen Z-filtrata come la Osmo, ma più Grunge, da esperimento in super 16mm di un cineasta squattrinato d'oltreoceano con agganci importanti nelle maggiori case di produzione indipendenti.
| Verso Rocca della Valle |
È un buon lavoro, che ripaga dalla fatica, mentre il giorno volge al termine, percorriamo i Canaloni testimonianza delle colate del 1928 che distrusse parte del paese di Mascali e la mente viaggia verso la Siciliana che ci verrà servita in una ventosa Milo di inizio estate; le nostre cartilagini ringraziano.
Mi aspetteranno parecchie incognite al ritorno una volta riversato tutto sul mio SSD NVMe da 4 giga* preso su Amazon inconsciamente e miracolosamente tre settimane prima del RAMageddon o RAMpocalypse.
Sarà stato un segno del destino. Proprio come l'aver comprato la Osmo Pocket 4.
*


Bellissimo
RispondiEliminaappagante direi
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