Pista Altomontana la memoria organica della BMPCC OG
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Pista Altomontana: L'Etna, il tramonto e la memoria organica della BMPCC OG
Il 25 agosto 2025 la Pista Altomontana sembrava sospesa in una dimensione intermedia, tra il giorno che lentamente si ritirava e il vulcano che continuava a respirare sotto la propria superficie. Siamo saliti nel pomeriggio per osservare la colata, ma con il passare delle ore l’attesa della lava si è intrecciata con quella del tramonto, trasformando il paesaggio in qualcosa di sempre meno definibile e sempre più essenziale.
Il paesaggio essenziale e l'illusione del tempo
Lungo la pista il sentiero avanzava come un segno continuo dentro il territorio dell’Etna. Da una parte il bosco, fitto e silenzioso; dall’altra le superfici laviche, nere, irregolari, quasi metalliche nella luce del tardo pomeriggio. Camminando, ogni elemento sembrava ridotto alla sua struttura primaria: il terreno, il cielo, il vento, il corpo umano immerso nello spazio. Non c’era nulla di superfluo. L’Etna eliminava tutto ciò che non fosse presenza.
La colata appariva in lontananza come una ferita luminosa sopra la montagna. Non esplodeva, non cercava spettacolarità immediata. Avanzava lentamente, con una forza antica e silenziosa. Guardarla significava osservare il tempo mentre prende forma. In certi momenti il rosso della lava sembrava dissolversi nella luce arancione del tramonto, creando una continuità quasi irreale tra il cielo e la terra.
Il tramonto del 25 agosto ha cambiato completamente la percezione dello spazio. La luce bassa appiattiva alcune distanze e ne amplificava altre, facendo emergere il profilo delle colate e delle rocce come superfici astratte. Il nero vulcanico assorbiva gli ultimi riflessi del sole, mentre il cielo assumeva tonalità sempre più fredde. Tutto sembrava rallentare: i movimenti, le conversazioni, persino il rumore dei passi sulla pietra.
La resa materica della BMPCC OG
Le riprese realizzate con la Blackmagic Pocket Cinema Camera Original hanno contribuito a conservare questa atmosfera in modo quasi materico. La BMPCC OG possiede una resa dell’immagine particolare, lontana dalla pulizia digitale contemporanea. Le alte luci morbide del tramonto, la grana sottile, la profondità dei neri vulcanici e la transizione delicata dei colori hanno restituito alle immagini una consistenza organica, quasi tattile. In un paesaggio come quello della Pista Altomontana, questa qualità visiva non documenta soltanto il luogo, ma ne amplifica la percezione emotiva.
Più che registrare un’escursione, le immagini sembrano trattenere frammenti di tempo: il vento che attraversa gli alberi, la luce che si spegne lentamente sopra la pietra lavica, il bagliore distante della colata. Ogni inquadratura diventa allora una traccia, una testimonianza di quel pomeriggio sospeso sull’Etna.
Oltre la documentazione
Alla fine resta soprattutto questo: la sensazione di avere assistito a qualcosa che esiste continuamente tra trasformazione e immobilità. Il 25 agosto 2025, sulla Pista Altomontana, il tramonto e la colata hanno condiviso lo stesso spazio visivo, mentre la camera cercava semplicemente di restare abbastanza vicina da conservarne il respiro.
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