Il mondo in tasca

Immagine
"The World in my pocket"     è il disclaimer che DJI riporta per cercare di accattivarsi la sua nicchia di videomakers  casualoni , che pongono l'attenzione sulla miniatura del video pubblicato rispetto al contenuto. Ci può stare, io avevo bisogno invece di uno strumento che mi desse l'opportunità di tirarlo fuori dal "marsupio" per riprendere le fasi del viaggio. Ralph Waldo Emerson scriveva che la vita è un viaggio e non una destinazione   T.S. Eliot sosteneva che l'importante sia il percorso e non l'arrivo   Marcel Proust ricordava che scoprire nuovi mondi non significa cercare terre nuove, ma avere nuovi occhi.   Io dico che: quando si intraprende un percorso quale quello del CAI 723 , la necessità di "compartimentare ciò che merita di essere importante" sia il trait d'union di queste massime, con l'aggiunta della quarta massima: "Viaggiare l...

Sulla lava giovane. Dal Piano Vetore alla Galvarina, dove l'Etna guarda Marte

Un tempo minerale e un vulcano vivo

C'è un tempo della montagna che non coincide con quello degli uomini. Un tempo lento, minerale, che misura le stagioni in colate e i secoli in stratificazioni. E poi vi sono giorni particolari, giorni nei quali il vulcano sembra uscito dalla sua antica immobilità per farsi racconto, documento, materia viva da interrogare.

L'Etna, nel febbraio del 2025, ha nuovamente riscritto il proprio versante meridionale. Dalle fessure effusive apertesi a circa 3050 metri di quota, poco sotto la sommità, il magma ha preso la via della discesa. Ha lambito i fianchi di Monte Pecoraro, ha attraversato deserti di cenere e pietra, ha percorso antiche piste pastorali fino a interrompere la Pista Altomontana nei pressi del Rifugio Galvarina, a circa 1800 metri sul livello del mare. Una ferita nera, ancora giovane, ancora prossima al fuoco che l'ha generata.

È qui che si svolge la missione documentata in questo filmato.

Dall'Etna allo Spazio: la ricerca scientifica

Dimitra Argyrou ed Hector Andreas Avrakakis, ricercatori provenienti da Atene e impegnati in attività di dottorato, percorrono il tratto che dal Piano Vetore conduce verso la Galvarina. Il loro obiettivo non è soltanto geologico. Non cercano semplicemente rocce. Cercano un pianeta.

I campioni che raccolgono saranno infatti utilizzati negli studi di Claudia Colombo, dottoranda afferente alla Facoltà di Scienze Naturali di Catania. Alla base della ricerca vi è un'ipotesi tanto semplice quanto ambiziosa: il suolo marziano potrebbe essere riprodotto con maggiore fedeltà utilizzando lave basaltiche estremamente recenti, nelle quali l'alterazione atmosferica e biologica abbia avuto ancora un ruolo minimo.

Per questo motivo la colata dell'8 febbraio 2025 rappresenta un caso di straordinario interesse scientifico globale.

Il basalto appena solidificato conserva caratteristiche mineralogiche che lo rendono un possibile analogo della regolite marziana. E proprio qui emerge un elemento che conferisce alla ricerca un carattere pionieristico: nella letteratura scientifica disponibile, l'Etna non risulta essere stato finora citato come sito di riferimento per campionamenti specificamente destinati alla costruzione di simulanti marziani ottenuti da lave così recenti. Il fronte lavico della Galvarina costituisce dunque un precedente, un punto d'inizio, una pagina ancora bianca nella cartografia degli ambienti analoghi a Marte.


Il Percorso: un passaggio tra mondi

Il percorso stesso appare come un passaggio tra mondi. Dal Piano Vetore, con i suoi spaces aperti dominati dalla Montagnola e dai coni laterali che testimoniano secoli di attività eruttiva, il sentiero attraversa una delle zone più affascinanti del vulcano. Le antiche pinete di pino laricio lasciano gradualmente posto ai paesaggi d'alta quota. Ginestre dell'Etna, astragali spinosi e piccoli cuscini vegetali sopravvivono tra lapilli e scorie.

Nei mesi primaverili il contrasto tra il verde delle piante pionieristiche e il nero della lava produce una tessitura cromatica che sembra appartenere più a un dipinto informale che a una montagna reale.

Procedendo verso ovest, il paesaggio si face progressivamente più severo. Le forme morbide del bosco cedono il posto alle onde immobili delle colate. Il terreno cambia consistenza a ogni passo. Ora è sabbia vulcanica fine, ora blocchi fratturati, ora superfici rugose di lava aa che costringono a rallentare il cammino.

Monte Pecoraro appare come un'isola di terra antica circondata da mari successivi di pietra fusa. Da qui la vista si apre verso la Valle del Simeto e verso le montagne dell'interno siciliano. Nei giorni limpidi lo sguardo raggiunge il mare africano della memoria, quella linea remota che ha sempre fatto della Sicilia un ponte tra continenti.


Il Fronte Lavico della Galvarina

Ma è alla Galvarina che il racconto cambia tono. La colata del 2025 ha cancellato il passaggio storico della Pista Altomontana. Dove un tempo transitavano escursionisti, forestali e studiosi, oggi si distende una superficie basaltica ancora scura, quasi metallica. La lava si è fermata poco distante dal rifugio, come se avesse scelto deliberatamente quel punto per lasciare la propria firma.

Qui Dimitra ed Hector si muovono con cautela. Osservano, fotografano, catalogano. Ogni frammento raccolto è un archivio geologico: cristalli microscopici, vetri vulcanici, strutture di raffreddamento. Materia terrestre destinata a raccontare un altro mondo.

L'Etna, del resto, è sempre stata una montagna di confine. Per i Greci era la fucina di Efesto. Per i viaggiatori del Grand Tour rappresentava l'incontro con il sublime. Per i vulcanologi moderni è un laboratorio naturale tra i più studiati al mondo. Oggi, inattesa e quasi ironica, assume anche un nuovo ruolo: quello di possibile finestra su Marte.

Il documentario segue questa ricerca senza spettacolarizzazioni. Accompagna i ricercatori lungo una terra ancora calda di memoria eruttiva. Mostra la pazienza del campionamento, il gesto lento della raccolta, il dialogo continuo tra osservazione e ipotesi.

La scienza procede spesso così: non attraverso rivelazioni improvvise, ma grazie a cammini. Sentieri percorsi più volte. Pietre osservate da vicino. Domande che nascono da un dettaglio apparentemente insignificante. E in questo caso il cammino attraversa uno dei paesaggi più giovani d'Europa, una superficie che pochi mesi fa era magma e che oggi potrebbe contribuire a comprendere come coltivare, studiare e forse abitare altri mondi.


Gear:

Ho documentato questa missione con la BMPCC OG vecchia di 10 anni, fedele compagna di viaggio. Si sfrutta le peculiarità del sensore Fairchild per restituire la complessa matericità delle superfici vulcaniche.

l'idea è quella di non documentare con le ultime tecnologie disponibili sul mercato, nel mondo del digitale l'obsoleto dal nuovo dista solo quattro anni, in più questa camera ha fatto della sua "poca accessibilità" il suo punto di forza. La Stele di Rosetta della cineprese digitali, una volta decifrato il suo codice, nuovi mondi attendono di essere documentati.

 


 

Il materiale è stato sviluppato in spazio colore ARRI LogC3, scelta effettuata per preservare il massimo intervallo dinamico disponibile nelle alte luci e nelle ombre profonde del basalto recente. Tale workflow consente di mantenere la ricchezza tonale delle superfici laviche, dalle riflessioni metalliche delle croste più giovani alle trame scure e porose generate dal rapido raffreddamento del magma.

Ne risulta un'immagine che privilegia la lettura geologica del paesaggio: una fotografia non soltanto descrittiva, ma capace di rendere percepibile la memoria termica e minerale ancora custodita dalla lava dell'8 febbraio 2025.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'Immagine Imperfetta: La BMPCC OG, il super 16mm e l' Etna - Storie di Imperfezioni visive